Cronaca
Bambino allontanato dalla madre, interrogazione al Ministro della Giustizia
domenica 2 febbraio 2020

Richiesta di chiarimenti per il caso avvenuto a Maglie da parte della parlamentare salentina Veronica Giannone, ex M5S, attualmente nel gruppo misto.

“Ho depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, chiedendo un’ispezione urgente sulla vicenda della mamma di Maglie, allontanata da suo figlio”. Lo annuncia la parlamentare salentina Veronica Giannone, ex M5S, attualmente nel gruppo misto. “Una madre, resa invalida dalle botte del marito -continua-, nel pieno possesso della responsabilità genitoriale, che non può più vedere suo figlio di 7 anni, se non 2 volte a settimana per poche ore. Sono mesi che seguo casi relativi agli affidi minorili, ma mai mi è capitata una storia così sconcertante, proprio nella mia terra”. La deputata, segretario della Commissione per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, si è scagliato contro decisione del Tribunale minorile di Lecce di mettere insieme il padre e il figlio della donna in una comunità, separando forzatamente il piccolo dalla madre.

“Vorrei capire -continua- in che modo un bambino possa recuperare un rapporto genitoriale, utilizzando solo la forza e senza ascoltare quanto ha da esprimere, senza rispettare la sua volontà, arrecandogli un trauma che porterà con sé per sempre, privandolo della sua casa, dei suoi amici e della sua mamma, con cui ha sempre vissuto e con la quale vuole vivere. E soprattutto quali colpe terribili pesano su questa donna? La CTU la definisce una madre amorevole e non ostativa, ha la responsabilità genitoriale, non ha condanne, quindi perché le viene inflitta tale punizione?”.

Giannone sottolinea come, secondo quanto riferito da notizie di stampa, il padre abbia tre pendenze penali per violenza domestica e stalking: “Risulta che, nonostante il bambino sia terrorizzato dalla figura paterna, all’uomo venga concesso di vivere tranquillamente con il figlio in una comunità di Lecce, Chiara Luce, struttura pubblica in cui, normalmente, i beneficiari sono gestanti e madri (sia italiane che straniere) con figli a carico in stato di disagio e con necessità di assistenza, tutela, sostegno psico-sociale e lavorativo, provenienti dal territorio leccese e non solo, così come descritto nel sito ufficiale della Comunità. Un paradosso”.